Stress ossidativo e danno mitocondriale

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Stress ossidativo: questo fenomeno è collegato alla mitocondriopatia essendone alla base.

Le nostre cellule sono paragonabili a dei piccoli motorini ed hanno bisogno di bruciare sostanze per ottenere l’energia necessaria.

É per questo motivo che il nostro metabolismo è di carattere ossido-riduttivo con produzione di scorie (radicali liberi).

Il problema insorge quando l’eliminazione di queste scorie non è efficiente.

La conseguenza è che alcuni metaboliti intermedi del ciclo ossidoriduttivo non vengono metabolizzati e si accumulano all’interno della cellula, danneggiandola in modo grave ed irreversibile.

Per questo motivo i nostri sistemi cellulari sono dotati di sistemi antiossidanti.

A condizionare enormemente lo stress ossidativo e ad accrescere il rischio di questo danno funzionale è la perdita di efficienza delle catene antiossidanti in seguito ad eventi che concorrono a rendere l’ambiente cellulare sofferente.

Quali sono le cause dello stress ossidativo?

Tutte le attività che ogni giorno eseguiamo!

Vivere produce stress ossidativo.

Ci sono ovviamente delle differenze in base allo stile di vita dell’individuo.

Ad esempio gli atleti che impiegano un grande impegno ed incorrono in un grande stress psicofisico avranno maggiori probabilità di presentare un grado di ossidazione elevato o addirittura grave.

Per questo è indispensabile, accompagnare l’attività fisica con una attenta e corretta integrazione di quelle che sono le sostanze antiossidanti ed un corretto sostegno dei meccanismi antiossidanti all’interno della cellula.

L’alimentazione spesso condiziona lo stress ossidativo per vari motivi.

Perchè…

  • introduciamo sostanze organoletticamente povere di antiossidanti
  • sovraccarichiamo il metabolismo con sostanze che rappresentano un carico funzionale importante (ad esempio con grassi e zuccheri fake)
  • spesso gli alimenti che dovrebbero contenere gli antiossidanti, per questioni che riguardano la modalità di coltivazione, l’utilizzo di sostanze chimiche nel loro trattamento e soprattutto il lunghissimo stoccaggio che precede il loro arrivo sulla nostra tavola, sono pressoché privi di sostanze antiossidanti.

Altra condizione che porta ad un aumento dello stress ossidativo funzionale è la senescenza.

L’invecchiamento è di per sé ossidante.

Quando realmente la cellula va incontro allo stress ossidativo?

Questo accade quando viene aggredita da malattie di origine virale, batterica e micotica o comunque da esotossine.

Le cellule del nostro sistema immunitario utilizzano sostanze proossidanti per distruggere i patogeni.

Tutto ciò può provocare uno stress ossidativo cronico è una reazione immunitaria cronica, legata a:

  • stati infiammatori silenti;
  • presenza di focalità come quelle presenti nei seni mascellari, nelle zone odontogene o dell’intestino, che generano una continua produzione di radicali liberi all’interno dell’organismo che non viene mai regolata o spenta;

L’accumulo temporo-spaziale di tutte queste condizioni genera una situazione “esplosiva” con l’aumento dello stress ossidativo e dei radicali liberi all’interno del nostro sistema biologico.

Tutte le patologie cronico degenerative hanno come base lo stress ossidativo, derivante dall’accumulo di radicali liberi, non smaltiti.

Muscolo scheletrico
Artrosi
Condropatie
Osteodistrofia
Entesopatia
Metabolismo
Obesità
Dislipidemia
Diabete mellito tipo II
Sindrome della fatica cronica
Cute
Dermatiti
Eczemi
Disidrosi
Ittiosi
Invecchiamento
Occhi
Degenerazione maculare
Cataratta
Retinopatia
Uveite
Sistema Nervoso
Sclerosi multipla
Corea
Polinevriti
Parkinson
Alzheimer
Vasi
Arteriti
Arteriosclerosi
Flebopatie
Reynaud
Flebiti
Cardiocircolatorio
Ipertensione
Ischemia
Stroke
IMA
Sclerosi
Polmoni
Asma
BPCO
Allergie
Reni
Nefrite
Insufficienza renale cronica
Nefrosclerosi
Sistema immunitario
LES
Artrite reumatoide
RCU
Morbo di Chron
Psoriasi
Miastenia
Tiroidite
Diabete tipo I
Fibromialgia
Sclerodermia

Meccanismo patogenetico

Nei momenti di stress, nei periodi di sovraccarico funzionale o semplicemente durante l’esplicazione di normali performance quotidiane una cellula può essere sottoposta ad una forte richiesta energetica.

Richiederà perciò al mitocondrio una maggiore disponibilità energetica.

Una cellula sottoposta ad una forte richiesta energetica, come può accadere nei momenti di stress, nei periodi di sovraccarico funzionale, o semplicemente durante l’esplicazione di normali performance quotidiane, richiede al mitocondrio una maggiore disponibilità energetica.

L’attività mitocondriale aumenta così come lo stress ossidativo per aumentata:

  • combustione di molecole organiche
  • produzione di radicali liberi

I sistemi antiossidanti possono saturarsi, essere insufficienti o intasati da situazioni pregresse, come nelle polluzioni ambientali e nelle ingestioni di sostanze tossiche.

Questo provoca un deficit della funzione mitocondriale con progressiva tendenza alla LISI del mitocondrio e una sofferenza cronica della cellula.

Anche la matrice extracellulare è coinvolta nel danno da radicali liberi.

Quest’ultima permette la comunicazione della cellula con l’ambiente e con le altre cellule.

In un ambiente fortemente ossidato avviene una ossidazione della struttura tridimensionale della sostanza fondamentale con una vera e propria cristallizzazione della matrice stessa, che diventa ipoelastica e meno permeabile al transito di molecole e dei segnali elettromagnetici.

Altra conseguenza è una interruzione del dialogo all’interno del sistema:

  • cellulare
  • vasale
  • immunitario
  • nervoso

Ovviamente il mitocondrio ha i suoi sistemi di protezione che andrebbero sostenuti e mantenuti nel tempo.

Possiede le SOD (superossidodismutasi) che si trovano nello strato più profondo del mitocondrio e il cui coenzima fondamentale è il Manganese (Mn).

Ci sono poi SOD all’interno dello spazio intermembrana che utilizzano come catalizzatori Zinco (Zn) e Rame (Cu).

Ecco perché questi elementi vengono spesso suggeriti come sostegno dell’attività mitocondriale.

É fondamentale l’apporto adeguato di alcuni micronutrimenti per sostenere l’attività mitocondriale.

A questo proposito ricordiamo il glutatione che va in soccorso del mitocondrio in quanto è un potentissimo sequestratore del radicale idrossile (OH, il più instabile tra i radicali liberi) e lo trasforma in acqua.

Il glutatione deve essere continuamente ossidato (GSSG) e ridotto (GSH) dalla glutatione reduttasi che lo trasforma nella forma attiva e la cui attività è sostenuta dalla sufficiente presenza nell’organismo dello stesso.

Nelle cellule in buono stato di salute il rapporto tra glutatione ridotto e glutatione ossidato si mantiene intorno a 9:1.

Una sua diminuzione è considerata indice di stress ossidativo.

Se prendiamo ad esempio i neuroni, quindi il cervello e i nervi periferici, questi sono molto più sensibili di altre cellule all’azione dei radicali liberi perché la concentrazione di glutatione è fisiologicamente bassa.

Oltre al glutatione, i metalli catalizzatori degli enzimi antiossidanti, l’acido alfa-lipoico potentissimo riparatore delle membrane cellulari e uno scavenger di radicali liberi, ricordiamo le vitamine del gruppo B che sostengono la glutatione reduttasi per il recupero di questo essenziale antiossidante.

Rientrano così nel sostegno della funzione metabolica del mitocondrio, in particolare del ciclo di Krebs e di numerosi cofattori enzimatici presenti all’interno del mitocondrio stesso.

TIAMINA vit B1

RIBOFLAVINA vit B2

NIACINA (NICOTINAMMIDE) vit B3

Un’ultima riflessione sull’attività antiossidante: se vogliamo sostenere la capacità di performance mitocondriale bisogna tener presente che gli antiossidanti lavorano in una sorta di attività collegiale.

Per eliminare un radicale libero non è sufficiente utilizzare antiossidanti forti.

Questo perché a loro volta si ossidano e rischiano di circolare ossidati nel nostro sistema cellulare e metabolico.

Affinchè questi siano efficaci è necessario che ci siano antiossidanti cosiddetti “intermedi” (Coenzima Q10, vitamina B6, vitamina C…), con una capacità di scavenger minore rispetto agli antiossidanti forti, tuttavia più stabili una volta ossidati.

Vediamo quali sono le fasi che portano all’instaurasi della malattia cronica:

Fase di compenso

Lo stress ossidativo viene contenuto e modulato dai sistemi antiossidanti.

Fase di resistenza

Lo stress ossidativo è aumentato con maggior dispendio da parte dei mitocondri e maggior produzione di radicali liberi.

L’organismo risponde con un cambiamento ormonale, cambiamento metabolico, per cercare di “vincere la battaglia”.

Fase di esaurimento metabolico

Questa è la fase in cui l’infiammazione è ormai cronica, avanzata, che vede scarsa reattività da parte dell’organismo perché in “esaurimento” energetico e con modificazioni strutturali e funzionali irreversibili.

Quest’ultima è la fase della malattia cronica

COMPENSO RESISTENZA ESAURIMENTOSCOMPENSO
LIMITEI IIIII

Tutte le manifestazioni della cronicità presentano una latenza assai ampia.

Questo ci permette di considerare come l’uso di nutraceutici ed integratori appropriati, siano capaci di sostenere la performance energetica della cellula, proteggendo e riattivando il lavoro dei mitocondri.

Questo consentirà di avere buona disponibilità di ATP, buona efficienza dei sistemi antiossidanti, dei detox e delle pompe di membrana e dei trasportatori intracellulari.

Qual è lo scopo dell’integrazione mirata?

Mantenere più a lungo possibile lo stato di buon compenso.

Nel caso in cui anche questa condizione fosse persa potremmo comunque avere un buon margine di “resistenza” grazie al quale l’intervento di sostegno metabolico può essere decisivo.