La strada per la dieta – terza parte

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VLCKD

La VLCKD è il modello di dieta chetogenica più apprezzato dai medici e dai pazienti per perdere grasso corporeo.

Questo perché è una dieta a basso contenuto di grassi a fronte di un normale apporto proteico.

La quantità di corpi chetonici prodotti è tale da inibire il senso della fame e proprio per questo il paziente è ben contento di seguirla.

Prevede diverse fasi che si susseguono e la cui durata viene decisa dal medico specialista, in base alla risposta del paziente.

Fase 1

DIMAGRIMENTO

Fase 2

TRANSIZIONE

Fase 3

RIEDUCAZIONE ALIMENTARE

Fase 4

MANTENIMENTO DEL PESO

Nell’impostazione di un programma dietoterapico per la perdita di peso si è sempre temuto che un rapido calo ponderale fosse sempre seguito da una rapida e controproducente ripresa della
massa grassa.

Attualmente questo pregiudizio è stato smentito da numerosi studi che hanno dimostrato che la perdita di peso ottenuta velocemente con la VLCKD, seguita da un opportuno programma
di mantenimento, veniva mantenuta in modo più duraturo, con notevoli miglioramenti metabolici (Rolland C et al. Int J Clin Pract 2014).

Infatti si è dimostrato che, alla fine per periodo di dimagrimento, l’adozione di un sano stile di vita che comprende regolare attività fisica (sono sufficienti 30-40 minuti di camminata al dì) e una dieta ipocalorica bilanciata, mantenuti per almeno un anno, favoriscano il duraturo mantenimento del peso perduto.

L’utilizzo della VLCKD richiede una chiara indicazione clinica e una stretta sorveglianza medica:

~ deve essere proposta a pazienti accuratamente selezionati, sia per caratteristiche cliniche sia per prevista compliance.

~ È necessario che il paziente venga scrupolosamente seguito da uno specialista che possieda un’adeguata conoscenza delle modificazioni metaboliche indotte dalla dieta e dei potenziali effetti collaterali.

Quando si raggiunge l’obiettivo prefissato la dieta deve essere proseguita avvalendosi di una strategia multifattoriale finalizzata al mantenimento del peso raggiunto che prevede il cambiamento dello stile di vita, basato su alimentazione bilanciata e adeguata attività
fisica.

L’intervento dietetico (associato ad opportuna attività fisica) deve essere prevalentemente mirato alla riduzione ed al contrasto dell’insulino-resistenza.

Ciò si può ottenere sia attraverso una corretta perdita di massa adiposa ma soprattutto elaborando una dieta con composizione in macronutrienti mirata a tale finalità terapeutica: quindi una dieta a basso “carico glicemico”.

(Italian standard for the treatment of Obesity, released by the Italian Society for the Study of Obesity (SIO) and the Italian Association of Dietetics and Clinical Nutrition (ADI) 2016-2017).

Una dieta a basso contenuto di carboidrati, alto contenuto di grassi insaturi e a basso contenuto di grassi saturi consente:

  • la riduzione significativa del peso corporeo nell’ordine dell’8-10%
  • il miglioramento del compenso glicemico e del profilo lipidico nei pazienti obesi diabetici
  • una riduzione del fabbisogno di farmaci ipoglicemizzanti orali (standard Italiani per la cura dell’obesità SIO-ADI 2017).

In questo scenario anche la dieta chetogenica (VLCKD) può fornire una valida possibilità terapeutica per il trattamento dell’eccesso di peso e delle complicanze che ne derivano.

l protocollo VLCKD è differente dalle altre diete che inducono chetosi e che sono utilizzate in altri ambiti terapeutici.

Oltre che per la perdita di peso questa può essere utilizzata come opzione terapeutica nel diabete di tipo II per ridurre l’insulino-resistenza e per l’ottenimento del compenso glicemico.

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La dieta VLCKD (very low calory ketogenic diet): definizione

Si tratta di una terapia nutrizionale che mima lo stato metabolico di digiuno tramite un’alimentazione:

  • IPOCALORICA: Contenuto calorico molto basso (600-800 Cal/die)
  • IPOGLUCIDICA: Ridotto apporto complessivo di carboidrati (tra 0,5 e 0,9 gr/kg per innescare e mantenere uno stato di chetosi)
  • IPOLIPIDICA: Ridotto apporto di lipidi (0,2-0,5 gr/kg, quota sufficiente per prevenire la colelitiasi)
  • NORMOPROTEICA: Apporto giornaliero di una quantità fisiologica di proteine (1,2 ± 0,2 gr/kg). Prevede un apporto equilibrato di fibre vegetali, acqua, vitamine, sali minerali e oligoelementi.
    La dieta chetogenica è per definizione NORMOPROTEICA, quindi la dose giornaliera di proteine che il paziente deve assumere nell’arco della giornata è quella dettata dai LARN (ciò la differenzia dalle cosiddette diete «iperproteiche» che prevedono l’assunzione di grandi quantità di proteine).

Vantaggi della dieta VLCKD

  • Dopo 3 gg si ha lo sviluppo di una chetosi stabile e controllata che riesce a inibire la sensazione di fame (l’effetto anoressizzante dei corpi chetonici si ottiene tramite una diretta stimolazione dei nuclei ipotalamici, la riduzione dei livelli di neuropeptide Y e di grelina e mantenendo la risposta postprandiale alla CCK).
  • I corpi chetonici producono anche un effetto euforizzante e stabilizzante sull’umore, molto utile per aumentare l’aderenza al protocollo dietetico.
  • Si ottiene una riduzione selettiva della massa grassa, assicurando una buona protezione della massa magra (si mantiene il trofismo della massa muscolare).
  • La rapida perdita di peso agisce come un importante fattore in grado di motivare il paziente a continuare il programma.
  • Si ottiene il miglioramento di marker metabolici e infiammatori con riduzione del rischio cardiovascolare.

È di grande importanza che la dieta VLCKD venga gestita da personale esperto e applicata in una popolazione ben selezionata e studiata.

Prima di cominciare il trattamento devono essere ben definiti gli obiettivi a medio e lungo termine.

Il riconoscimento scientifico di EFSA sulla fase di dimagrimento della dieta VLCKD

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel 2015 ha stabilito i requisiti minimi che deve possedere un protocollo VLCKD relativamente alle quantità giornaliere di proteine, lipidi, carboidrati e micronutrienti.

Calorie600 Kcal/die
Proteinemin 75 gr/die
max 105 gr/die
Carboidrati30 gr/die
Acido linolenico11 gr/die
Acido a-linolenico1,4 gr/die

La quantità giornaliera di carboidrati è inferiore ai 30 gr al giorno al fine di ottenere moderati livelli di corpi chetonici in grado di sopprimere il senso di fame grazie alla soppressione della grelina ed dalla diretta azione dei corpi chetonici sui nuclei ipotalamici.

Categorie di pazienti (secondo ADI)

La position paper della Fondazione A.D.I. (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) indica la possibilità di utilizzare la dieta chetogenica nelle seguenti categorie di pazienti:

  • obesità grave o complicata da ipertensione
  • diabete di tipo II
  • dislipidemia
  • OSAS
  • sindrome metabolica
  • osteopatie o artropatie severe
  • obesità severa con indicazioni alla chirurgia bariatrica
  • pazienti con indicazioni a rapido dimagrimento per severe comorbidità (per esempio in attesa di chirurgia per protesi d’anca o femore)
  • non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD): steatosi epatica o fegato grasso
  • epilessia farmaco-resistente.

Controindicazioni assolute

  • Gravidanza e allattamento
  • anamnesi positiva per gravi disturbi psichici e comportamentali
  • abuso di alcol e altre sostanze
  • insufficienza epatica
  • insufficienza renale
  • diabete di tipo I
  • porfiria
  • angina instabile e IMA (infarto miocardico acuto) recente
  • insufficienza cardiaca (valutare rapporto rischio/beneficio)
  • validazione scientifica della dieta VLCD (2019) da parte della Società Italiana di Endocrinologia (SIE).

Indicazioni alla dieta VLCKD (secondo SIE 2019)

Livello di raccomandazione: forte

  • Obesità severa
  • trattamento dell’obesità severa prima dell’intervento di chirurgia bariatrica
  • obesità sarcopenica
  • obesità associata:
    • a diabete tipo 2
    • a ipertrigliceridemia
    • ad ipertensione
  • obesità pediatrica associata ad epilessia e/o a insulino-resistenza con o senza comorbidità, non responsive ad una dieta standard.

Livello di raccomandazione: debole

  • Obesità associata a:
    • disbiosi
    • alti livelli di LDL e bassi livelli di HDL
    • NAFLD (non-alcoolic fatty liver disease )
    • insufficienza cardiaca (NYHA I-II)
    • arterosclerosi
    • menopausa
  • obesità maschile con ipogonadismo secondario
  • sindrome dell’ovaio policistico
  • disordini neurodegenerativi associati ad obesità sarcopenica.

Controindicazioni assolute alla dieta VLCKD (secondo SIE 2019)

  • Diabete mellito tipo 1, pazienti con diabete tipo 2 in cura con farmaci inibitori di SGLT2
  • gravidanza e allattamento
  • insufficienza renale, insufficienza epatica, insufficienza cardiaca (NYHA III-IV),
  • insufficienza respiratoria
  • angina instabile, recente ictus o infarto miocardico (< 12 mesi) aritmie cardiache
  • disturbi del comportamento alimentare o altre serie patologie psichiatriche, dipendenza da alcool o sostanze
  • infezioni severe in atto
  • pazienti anziani fragili
  • 48 ore prima di intervento chirurgico elettivo o di procedure invasive e nel periodo perioperatorio
  • rare patologie: porfiria, deficit di carnitina, deficit di carnitina palmitoil transferasi, deficit di carnitina-acetilcarnitina traslocasi, malattie mitocondriali legate a difetti della beta ossidazione, deficit di piruvato carbossilasi.
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Obiettivi

La dieta chetogenica determina una serie di adattamenti a livello dei vari organi e tessuti che predispongono l’organismo all’utilizzo dei lipidi come fonte di energia preferenziale: il grasso di riserva viene utilizzato come fonte di energia (viene favorita la lipolisi e inibita la lipogenesi).
Questo processo si innesca come conseguenza dei bassi livelli di insulina (ormone che stimola la lipogenesi e la glicolisi) e alti livelli di glucagone (stimola la lipolisi dei trigliceridi di riserva nel tessuto adiposo generando glicerolo e acidi grassi).
Il glicerolo viene convertito in glucosio nel fegato e contribuisce al mantenimento di normali valori di glicemia ematica
Gli acidi grassi liberi invece vengono ossidati nella muscolatura scheletrica (contribuendo a preservare la massa muscolare) e a livello epatico (dando origine ai corpi chetonici)
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Vantaggi della dieta VLCKD

Dopo 3 gg si ha lo sviluppo di una chetosi stabile e controllata che riesce a inibire la sensazione di fame (effetto anoressizzante dei corpi chetonici ottenuto riducendo i livelli di neuropeptide Y e di grelina).
I corpi chetonici producono anche un effetto euforizzante e stabilizzante l’umore, molto utile per aumentare l’aderenza al protocollo dietetico.
Riduzione selettiva della massa grassa assicurando una buona protezione della massa magra (si mantiene il trofismo della massa muscolare).
La rapida perdita di peso agisce come un importante fattore in grado di motivare il paziente a continuare il programma
Si ottiene il miglioramento di marker metabolici e infiammatori con riduzione del rischio cardiovascolare.
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L’importanza della protezione della massa magra durante la perdita di peso

Nel corso della dieta VLKD la perdita di peso avviene a discapito della massa grassa corporea e soprattutto del grasso viscerale, con la conservazione della massa e della forza muscolare, prevenendo il rischio di sarcopenia.
Gli studi hanno dimostrato che nel corso del protocollo dietetico non avviene perdita di massa magra (muscoli, ossa, cute, organi) e ciò è legato al consumo di proteine ad alta qualità biologica in adeguate quantità.
Alcune evidenze cliniche hanno dimostrato addirittura un possibile incremento della massa muscolare alla fine di 6 mesi di trattamento dietoterapico.

Si è osservato che la stabile riduzione del 10% del peso corporeo iniziale, ottenuta con perdita prevalente di tessuto adiposo, è adeguata a correggere la componente morbigena dovuta alla eccessiva adiposità (Standard italiani per la cura dell’obesità, 2017).

Il protocollo dietetico si sviluppa secondo un “modello multifasico”

La dieta VLCKD fa parte di un programma strutturato multifasico che comprende il susseguirsi di diversi protocolli dietetici secondo un ordine ben stabilito.

Possiamo distinguere il percorso in 4 FASI:

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Dimagrimento

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Transizione

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Rieducazione alimentare

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Mantenimento del peso

Ogni fase prevede un diverso regime alimentare, in termini di calorie giornaliere e di composizione della dieta (rapporto dei macronutrienti).

La dieta VLCKD si utilizza nella prima fase (l’unica parte del percorso in cui si rimane in chetosi).

La finalità del protocollo multifasico è quella di rispondere alle esigenze dei pazienti sovrappeso-obesi per tutto il tempo loro necessario a perdere peso in modo ottimale.

Schema del protocollo multifasico

FASE 1:

DIETA VLCD (very low calory diet) – dimagrimento

FASE 2:

DIETA LCD (low calory diet) – transizione (progressiva reintroduzione dei carboidrati)

FASE 3:

DIETA HBD (Hypocaloric balanced diet) – rieducazione alimentare

FASE 4:

DIETA HBD DI MANTENIMENTO – equilibrio e mantenimento del peso

FASE 1: dimagrimento con VLCD (step 1)

Il protocollo comincia con una dieta chetogenica caratterizzata da forte restrizione calorica, circa 700 Kcal/die.

Prevede 4 o 5 pasti utilizzando totalmente o parzialmente i pasti sostitutivi accompagnati, a pranzo e cena, da verdure a basso contenuto glucidico.

Es: bietole, cicoria, cetrioli, finocchi, fiori di zucca, funghi, germogli di soia, indivia, lattughino, rucola, sedano, sedano, rapa, spinaci, valerianella, zucchine.

È necessaria una supplementazione vitaminica e minerale.

I lipidi sono forniti da 2 cucchiai di olio extravergine di oliva al giorno.

PROTEINECARBOIDRATILIPIDI
75-105 gr/die 30 gr/die 20 gr/die

In questa fase si ottiene rapidamente una chetosi controllata in grado di indurre una perdita di peso corporeo pari a circa 1-1,5 kg a settimana.

L’unica fonte glucidica è rappresentata da una certa tipologia di verdure prevalentemente crude o solo scottate, a ridotta capacità fermentativa e basso indice glicemico, così da evitare un possibile allontanamento dallo stato di chetosi.

FASE 1: dimagrimento con VLCD (step 2)

Questa fase chetogenica si caratterizza per un leggero aumento dell’introito calorico che arriva a circa a 800 Kcal/die.

Rispetto alla fase precedente si introduce, al posto di un pasto sostitutivo, a pranzo o a cena, un piatto proteico convenzionale (a scelta tra uova, carne, pesce) in quantità prefissate in modo da rispettare la quota proteica.

La durata della fase di dimagrimento (step 1 + step 2) varia in funzione del grado di obesità ma in genere è compresa tra le 8 e le 12 settimane.

Gli studi più recenti hanno evidenziato la sicurezza del metodo, anche per periodi prolungati, e la rarità di effetti collaterali, di carattere transitorio.

L’introduzione di un pasto con un piatto proteico convenzionale aiuta il paziente a mantenere l’aderenza terapeutica alla dieta, migliorando la vita sociale, e nello stesso tempo si comincia ad intraprendere il percorso di rieducazione alimentare.

I pasti sostitutivi utilizzati nelle diete VLCD E LCD

La prime due fasi (VLCD e LCD) si avvalgono generalmente dell’utilizzo di pasti sostitutivi, prodotti nutraceutici appositamente realizzati per garantire un idoneo apporto di nutrienti adatto al percorso di dimagrimento.

Apportano macro e micronutrienti in quantità bilanciata e sono studiati appositamente per rispettare le caratteristiche del protocollo VLCD.

Garantiscono un apporto nutrizionale qualitativamente completo, utilizzando materie prime ad elevata biodisponibilità e spesso sono supplementati con vitamine e minerali.

Caratteristiche dei pasti sostitutivi:

  • quantità controllate di macro/micro nutrienti e di calorie
  • ipocalorici (90-120 kcal/porzione)
  • normoproteici (15-20 gr di proteine a porzione)
  • ipoglucidici
  • ipolipidici
    • addizionati con : fibre, vitamine e oligoelementi

I pasti sostitutivi si presentano sotto forma di bevande, barrette, zuppe e prodotti da forno ma sono differenti dai prodotti da banco presenti nelle farmacie.

Sono formulati appositamente per la fase chetogenica della dieta e vanno prescritti dal medico.

La supplementazione

La fase di dimagrimento prevede una corretta integrazione di micronutrienti, vitamine e oligoelementi mediante:

VERDUREApportano carboidrati (che non devono superare i 30 gr giornalieri), fibre, vitamine e oligominerali. Sono indispensabili per il corretto equilibrio del microbiota intestinale e favoriscono un funzionale senso di sazietà. Devono però essere assunte secondo determinate regole qualitative e quantitative.
MINERALI, VITAMINE, ANTIOSSIDANTIImpiego di integratori per K e Na (come bicarbonati 1.5-2 gr/die), Mg, Ca, PUFA3 (1 gr/die) e composti polivitaminici standard.
ABBONDANTE APPORTO DI ACQUAAlcuni studi hanno evidenziato il vantaggio nella supplementazione con Omega 3 nel contrastare il fenomeno dell’infiammazione di basso grado legata all’eccesso di peso. Inoltre EPA e DHA (omega 3) hanno dimostrato benefici sulla frequenza cardiaca, sulla pressione arteriosa, trigliceridemia, funzione cardiaca, riducendo la mortalità cardiovascolare.

I benefici legati alla rapida diminuzione del peso corporeo

  • Miglioramento della qualità del sonno nell’apnea ostruttiva notturna
  • riduzione dell’affanno sotto sforzo
  • miglioramento dei dolori articolari
  • riduzione degli edemi periferici
  • riduzione del grasso viscerale addominale
  • controllo delle complicanze croniche come diabete, dislipidemia, ipertensione, sindrome metabolica, steatosi epatica
  • riduzione delle complicanze intraoperatorie e post operatorie nei pazienti da sottoporre a chirurgia bariatrica.

La rapida perdita di peso è un ottimo incentivo per il paziente a continuare il programma e lo rende maggiormente aderente al piano dietoterapico.

La dieta VLCKD ha dimostrato un’efficace azione nella riduzione del grasso viscerale e della statosi epatica.

Tramite uno studio basato sulla valutazione mediante tomografia computerizzata e risonanza magnetica si è osservata una riduzione significativa ed omogenea del grasso viscerale dopo 12 settimane di dieta.

Effetti collaterali

  • Alitosi (conseguenza dell’eliminazione dell’acetone tramite le vie respiratorie).
  • Stipsi o diarrea (si possono verificare nei primi giorni come effetto del cambio di alimentazione e della riduzione quantitativa di cibo e soprattutto di grassi. Deve essere controllato l’apporto corretto di sali minerali e di acqua giornaliera).
  • Cefalea (si può presentare nei primi giorni di dieta, in genere reversibile appena si instaura una chetosi stabile).
  • Crampi e astenia (risolvibili con una corretta supplementazione di vitamine e oligoelementi).
  • Fame (normalmente presente nelle prime 48-72 ore, tende a scomparire appena aumentano i corpi chetonici ematici ed esplicano il loro effetto anoressizzante).
  • Ridotta tolleranza al freddo.

Gli effetti collaterali sono lievi e transitori, in genere dovuti al passaggio dal metabolismo glucidico a quello chetogenico, e si presentano soprattutto nei primi giorni.

Il disturbo maggiormente lamentato dai pazienti è l’alito acetonico, che può essere corretto con l’utilizzo di spray o particolari caramelline o gomme (assolutamente senza zucchero e specifiche per la dieta chetogenica).

Rimane importante il concetto di sorveglianza del paziente dal momento che la risposta alla VLCKD, come quella ai farmaci, è soggettiva.

Il passaggio alla fase di transizione

La durata della fase VLCKD è variabile.

Si decide di passare alla fase successiva, quella di transizione, quando:

  • è stata ottenuta una perdita ponderale di almeno il 10% del peso iniziale
  • è stato raggiunto il target di peso prefissato
  • il paziente non perde più peso (fase di stallo del peso)
  • la compliance del paziente si è notevolmente ridotta indipendentemente dal raggiungimento dell’obiettivo

La fase di transizione, che utilizza una dieta LCD (low calorie diet) può anche essere il primo approccio nutrizionale in pazienti con controindicazioni alla dieta chetogenica o con sovrappeso lieve o moderato.

Il mantenimento dei risultati ottenibili con una VLCKD nel mediolungo termine, sono legati ad una corretta fase di TRANSIZIONE la quale deve essere considerata come un momento di RIEDUCAZIONE ALIMENTARE.

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FASE 2: transizione con dieta LCD

Questa fase prevede l’utilizzo di una dieta LCD (low-calorie diet), ed è caratterizzata da:

  • uscita graduale dalla chetosi
  • aumento dell’introito calorico (circa 1200 Kcal/die)
  • due pasti proteici convenzionali (pranzo e cena)
  • parziale utilizzo dei pasti sostitutivi (per es. 2 o 3 al giorno: per esempio a colazione ed a merenda)
  • graduale e lento reinserimento dei carboidrati (sotto forma di latticini e cereali a basso indice glicemico)

Lo scopo di questa fase è il mantenimento del peso raggiunto al termine della fase di dimagrimento e il rialzo del metabolismo basale (favorito dall’incremento dell’attività fisica che viene consigliato in questa fase).

I carboidrati totali in questa fase rappresentano circa il 20% dell’apporto calorico giornaliero sotto forma di latticini magri, latte scremato o yogurt e di cereali a basso indice glicemico come pane o fette biscottate integrali, riso integrale, quinoa, avena, amaranto, segale, etc.

Regole per una corretta fase di transizione

  1. La fase di transizione deve essere prolungata, almeno quanto il periodo di chetosi stessa: in un anno i pazienti che hanno seguito una fase di riadattamento più lunga hanno ottenuto migliori risultati nel mantenimento del peso e della perdita di massa grassa viscerale, oltre che un miglior controllo pressorio.

2. Mantenere la ripartizione del fabbisogno calorico in 4 o 5 pasti giornalieri.

3. L’incremento calorico deve essere graduale per favorire un progressivo rialzo del metabolismo basale.

4. I carboidrati vanno reinseriti gradualmente scegliendo quelli con minore indice glicemico.

5. Deve essere mantenuto un corretto apporto proteico che aiuta a mantenere più facilmente i risultati raggiunti dopo VLCKD.

6. Importante in questa fase una regolare attività fisica: è sufficiente una camminata veloce di 30 minuti 3 volte a settimana, inseriti nel contesto di una vita attiva.

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FASE 3: rieducazione alimentare (dieta HBD)

In questa fase si utilizza una dieta ipocalorica bilanciata la cui finalità è la rieducazione alimentare al passaggio dai pasti sostitutivi al cibo convenzionale.

Caratteristiche:

  • aumento dell’introito calorico (circa 1400 Kcal/die)
  • parziale utilizzo dei pasti sostitutivi (non più di 2 volte al giorno)
  • introduzione graduale di frutta e legumi. I carboidrati totali in questa fase rappresentano circa il 30% dell’apporto calorico giornaliero sotto forma di frutta a basso indice glicemico (2 porzioni da circa 150 gr) e legumi (50 gr secchi).

Nella pratica clinica, la modalità di reintroduzione viene stabilita di volta in volta dal medico, a seconda delle specifiche necessità del paziente, sempre rispettando il criterio della gradualità della reintroduzione e dell’utilizzo di alimento a basso indice glicemico.

In questa fase, ancora ipocalorica, è possibile un ulteriore, seppur lento, calo di peso.

In altri pazienti il peso si stabilizza o aumenta leggermente (fenomeno legato alla ritenzione idrica tipica dell’alimentazione con carboidrati: per cui il lieve aumento è legato esclusivamente all’acqua legata agli idrati di carbonio).

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FASE 4: Fase di equilibrio e mantenimento del peso (dieta HBD)

La dieta di mantenimento è un piano ipocalorico bilanciato il cui obiettivo è il mantenimento nel tempo del peso raggiunto.

Caratteristiche:

  • introito calorico di 1600-1700 Kcal/die (dipende dalle caratteristiche del paziente cioè peso, sesso, altezza, attività fisica)
  • non utilizzo di pasti sostitutivi
  • quota:
    • proteica secondo LARN (1-1,2 g/kg di peso ideale): 25%
    • lipidica: 30%
    • glucidica: 45% massimo (di cui massimo il 10% di zuccheri semplici)

Il 45% dei carboidrati deve essere composto da alimenti a basso indice glicemico e ricchi di fibre (frutta, verdura, cereali integrali e legumi).

Gli zuccheri semplici devono essere limitati il più possibile.

Non deve mancare mai un adeguato apporto di proteine (carne, pesce, uova, legumi) necessari per preservare la muscolatura e utili per il loro effetto saziante.

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L’attività fisica durante la dieta

Il medico deve sempre incoraggiare il paziente a mantenere uno stile di vita attivo in quanto è la base per un sano stile di vita.

Il tipo e l’intensità dell’esercizio sono variabili e dipendono dalla fase della dieta in cui ci si trova e dalle caratteristiche del paziente.

Durante la fase chetogenica di dimagrimento sono sufficienti brevi cicli di tonificazione muscolare (10 minuti al giorno per 3 volte a settimana), inseriti nel contesto di una vita moderatamente attiva (è sufficiente sforzarsi a camminare un po’ di più o fare le scale al posto di prendere l’ascensore) per migliorare i parametri cardiocircolatori e mantenere un buon grado di elasticità cutanea.
Un’attività fisica di tipo aerobico intensa in questa fase non viene consigliata a causa della scarsità di calorie introdotte.
L’attività fisica rappresenta un punto chiave nel percorso di perdita di peso. Il programma di allenamento è personalizzato ed appropriato a seconda del tipo di paziente e della fase di dieta in cui si trova.
La fase di transizione, che prevede la reintroduzione dei carboidrati (LCD) e un aumento delle calorie giornaliere, è il momento opportuno per cominciare ad associare alla dieta un aumento dell’attività fisica di tipo aerobico: oltre ai cicli di tonificazione si può associare una camminata veloce di almeno 30- 40 minuti due volte a settimana.
Durante la fase di mantenimento (HBD, dieta ipocalorica bilanciata) è consigliabile eseguire una moderata attività fisica tutti i giorni, alternando attività aerobica e tonificazione muscolare per almeno 30-40 minuti.

Svolgere l’attività fisica consigliata aiuta il paziente a favorire la perdita di massa grassa, mantenere il tono muscolare adeguato ed evitare di recuperare il peso perduto.

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Follow-up nel tempo: la weight cycling sindrome

Nonostante la maggior parte dei trattamenti dell’obesità sia efficace nel breve termine, circa l’80% dei pazienti al termine del trattamento dietetico ritorna al suo peso di partenza entro tre anni di follow-up.

Questo fenomeno, definito come weight cycling syndrome o “effetto yo-yo”, è stato studiato negli ultimi trent’anni per i suoi potenziali effetti avversi sulla salute.

Indica una rapida e drastica alternanza tra periodi di perdita e di recupero di peso.

Il fenomeno deve essere evitato il più possibile in quanto ha anche un forte impatto sull’autostima.

Il paziente oscilla velocemente da stati di benessere psicofisico, legati al raggiungimento dell’obbiettivo, a periodi di depressione nel momento in cui vede vanificati i propri sforzi.

Tutto questo si aggiunge a sentimenti di impotenza nei confronti dell’aumento ponderale.

L’obesità è una malattia cronica per la quale sono necessari un continuo follow-up e supervisione al fine di prevenire la ripresa del peso.

Si hanno buone probabilità di non riprendere il peso perduto se si prosegue la dieta di mantenimento associata ad adeguata attività fisica per almeno un anno (in questo caso si parla di efficace stabilità ponderale).

Soltanto un attento e consapevole cambiamento dello stile di vita potrà scongiurare le riprese di peso perduto nel tempo, indipendentemente dal tipo di dieta utilizzata.